FAQ sull'affido

Cos’è l’affidamento familiare?
Quali sono le principali caratteristiche dell’affidamento?
Qual è la durata di un affido?
Chi può diventare affidatario di minori?
Chi propone l’affidamento?
Chi lo dispone?
Cos’è il progetto d’affido?
Quali obblighi hanno gli affidatari?

Chi sono i minori affidati?
E’ previsto che il bambino in affidamento venga ascoltato?
Che caratteristiche hanno le famiglie d'origine dei minori affidati?


Cos’è l’affidamento familiare?

L’affidamento etero-familiare, considerato una forma di solidarietà intrafamiliare, è un Istituto disciplinato dalla Legge n. 149/2001 «Disciplina dell’adozione e dell’affidamento dei minori» (che ha modificato la Legge 184/1983) il cui scopo è quello di tutelare il minore, cercando di fornirgli una famiglia, il luogo privilegiato dove il bambino costruisce la propria identità. L’affido è una forma di solidarietà familiare utile quando l’ambiente in cui vive il bambino viene a essere inadeguato.

Quali sono le principali caratteristiche dell’affidamento?
-
La temporaneità
- Il mantenimento dei rapporti tra il minore e la propria famiglia di origine
- La previsione del ricongiungimento del minore con la propria famiglia di origine
- La progettualità (obiettivi, tempi e modalità di realizzazione)

Qual è la durata di un affido?
Vi sono varie tipologie di affidamento familiare:
a) affido per pronta accoglienza o d’emergenza (fino a tre mesi);
b) affido a breve termine (fino a 1 anno);
c) affido a medio/lungo termine (durata superiore a 1 anno);
d) affido prolungato (si protrae anche oltre il diciottesimo anno di età).
Ognuna di queste forme può inoltre realizzarsi nelle seguenti modalità:
- a tempo pieno quando il minore si trasferisce a vivere presso la famiglia affidataria;
- a tempo parziale (o part-time) quando il minore trascorre con gli affidatari una parte della giornata (ad es. il pomeriggio dopo la scuola, o solo i fine settimana o solo alcuni giorni infrasettimanali);
 
Chi può diventare affidatario di minori?
 -Coppie con o senza figli sposate o conviventi
- Persone singole
- Non vi sono particolari vincoli di età tra il minore e gli affidatari.
- Non sono richiesti particolari requisiti economici.
 
Chi propone l’affidamento?
- I genitori in difficoltà
- I Servizi Sociali a seguito di denuncia o segnalazione da parte degli organi di pubblica sicurezza
- Il tribunale per i minorenni

Chi lo dispone?
- I Servizi Sociali locali, previo consenso dei genitori o del tutore ed è  reso esecutivo dal giudice tutelare del tribunale Ordinario e può durare un anno, dopo il quale bisogna darne comunicazione anche al Tribunale per i Minorenni competente per il territorio. 
- Il Tribunale per i minorenni quando i genitori o il tutore del minore non concordano sull’affidamento ritenuto necessario però dai Servizi Sociali.
L’affido si definisce consensuale quando trova il favore della famiglia d’origine (e viene deciso dai Servizi Sociali), giudiziale quando è ratificato dal Tribunale per i Minorenni, anche contro il volere dei genitori naturali.
 
Cos’è il progetto d’affido? E’ il progetto stilato dai servizi sociali in cui si analizza la situazione di difficoltà del bambino e  della sua famiglia d’origine, e dove vengono indicati:
- la previsione della durata dell'affido,
- i modi e i tempi degli incontri tra il minore e la sua famiglia d'origine,
- i termini del rapporto tra famiglia affidataria e famiglia d'origine del minore,
- gli impegni definiti dal Servizio per la famiglia affidataria e per la famiglia d'origine,
- i momenti di verifica del progetto stesso e di sostegno alle famiglie,
- le condizioni che possono consentire il rientro del minore nella famiglia d'origine.
 
Quali obblighi hanno gli affidatari ?
Accogliere nella propria famiglia il minore e provvedere al mantenimento, all’educazione e all’istruzione di questi, tenendo conto delle indicazioni dei suoi genitori e osservando le prescrizioni stabilite dall’autorità affidante. In ogni caso l’affidatario esercita i poteri connessi con la potestà parentale in relazione agli ordinari rapporti con la scuola e le autorità sanitarie. Deve garantire il rispetto della "storia" del bambino e delle sue relazioni significative e assicurare la massima discrezione circa la situazione del minore e della sua famiglia di origine.Deve curare e mantenere i rapporti con la famiglia d'origine e agevolare il rientro del minore secondo le indicazioni contenute nel progetto. Il principio di non interrompere gli incontri con la famiglia d’origine è fondamentale. I genitori biologici non devono sentirsi "privati" della loro genitorialità, devono essere e sentirsi coinvolti nel processo relazionale ed affettivo, devono vivere gli affidatari come "alleati" e non come fautori di un allontanamento del proprio figlio.
 
 
Chi sono i minori affidati?
I minori che vanno in affidamento familiare sono prevalentemente bambini e ragazzi di età scolare, talvolta già adolescenti, italiani, ma anche stranieri, che appartengono ad un nucleo familiare di origine che non è momentaneamente in grado di occuparsi delle loro esigenze materiali e psicologiche ma che è ritenuto ugualmente di importanza fondamentale per il minore stesso.
Negli affidamenti giudiziari il minore può aver già vissuto l’allontanamento dalla propria famiglia di origine, sperimentando esperienze di inserimento in Comunità di Accoglienza o precedenti esperienze di affidamento familiare. E’ possibile che il minore vada in affidamento familiare congiuntamente a dei fratelli e/o sorelle, così come è possibile che abbia dei fratelli e/o delle sorelle che permangono nel nucleo familiare di origine o che sono inseriti in Comunità di Accoglienza o che sono anch’essi in affidamento familiare presso altri affidatari. Il mantenimento dei rapporti con la famiglia di origine, ovviamente, implica la continuità di rapporto con tutte le figure familiari ritenute significative per il minore, secondo quanto previsto dal progetto di affidamento.
 
E’ previsto che il bambino in affidamento venga ascoltato?
L'ascolto del minore è previsto qualora abbia compiuto i 12 anni di età; per età inferiori occorre individuare caso per caso le forme più opportune di coinvolgimento del bambino.
 
Che caratteristiche hanno le famiglie d'origine dei minori affidati?
Sono famiglie in difficoltà, spesso conosciute dai Servizi Sociali, con problemi di varia natura che ad un certo punto diventano incapaci di occuparsi  dei propri figli e di garantire un adeguato sviluppo psico-fisico, ma che tuttavia sono ritenute capaci di recuperare le proprie competenze genitoriali. Quando la famiglia di origine è consapevole delle proprie difficoltà elabora direttamente una richiesta di aiuto ai Servizi Sociali ponendo le condizioni per un affidamento familiare consensuale ma in nessun caso, comunque, l’ affidamento familiare si pone con obiettivi punitivi,bensì, sempre, come un’esperienza di aiuto e di solidarietà rivolto al minore ed alla sua famiglia.
 

 


 

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